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Nuovo ricco
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L'espressione mwbanuovo ricco (o il sinonimo mwbqmwbgparvenucite-ref-1[1]) si riferisce a colui che acquisisce rapidamente uno mwcwmwdastatus di opulenza e mwdqricchezza materiale allontanandosi dalle ristrettezze derivanti dalla precedente appartenenza a mwdgclassi sociali modeste. Caratteristica di tale individuo è l'ostentazione del nuovo mwdwstatus attraverso mweaconsumi orientati alla "vistosità" e alla visibilità sociale, anche attraverso l'mweqemulazione dei costumi delle classi elevate di più antica esistenza.
Contents
• Storia
• Note
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Storia
Il fenomeno sociologico è noto almeno fin dalla remota mwfqantichità della mwfgGrecia arcaica, ai secoli tra l'mwfwVIII e mwgaVII a. C., quando già si manifesta l'irritazione del ceto aristocratico nei confronti dell'appropriazione dei nuovi ricchicite-ref-2[2]. Nel sesto secolo a.C. il mwhqpoeta lirico e mwhgaristocratico mwhwTeognide di mwiaMegara assiste impotente alla crisi sociale della mwiqmwigpolis, alla decadenza e al crollo del proprio mondo aristocratico sotto la spinta del popolo e della borghesia, e si lamenta dell'usurpazione del potere da parte dei nuovi ricchi, ineducati ed estranei ai principi dell'aristocrazia. Una chiara enunciazione del fenomeno, e dei costumi emulativi dei nuovi ricchi, è presente in mwiwAristotele (mwjamwjqRetorica, II).
Nella mwjwRepubblica romana, nella polemica della mwkamwkqnobilitas patrizia contro gli mwkgmwkwequites il termine mwlamwlqHomo novus riassumeva connotazioni simili: esse riecheggiavano quelle con cui era esecrata la mwlgpsicologia del mwlwliberto nell'antichità grecacite-ref-3[3] e che erano proseguite in epoca imperiale; un esempio noto di nuovo ricco, tra i liberti romani, è fornito dalla figura di mwnaTrimalcione del mwnqmwngSatyricon di mwnwPetronio.
Nell'mwoqAlto Medioevo, l'affluenza dei "nuovi ricchi" fu inizialmente ostacolata dalla relativa stabilità della mwogsocietà medievale, quale conseguenza di una sua maggiore rigidità sociale: è soprattutto con il mwowBasso Medioevo, a partire dall'mwpaXI secolo con la mwpqrinascita dell'anno Mille e l'emancipazione e la fioritura economica legata ai nuovi centri urbani, che la società medievale comincia a sperimentare la creazione di nuove ricchezze, il sorgere di nuovi mwpgceti sociali e tensioni sociali che porteranno a rivolte popolari. Mentre si acuiscono le mwpwdifferenze sociali, le città medievali si affolleranno di nuove figure di potenti e di ricchi mwqaborghesi della mwqqclasse mercantile, sollevatisi dal nulla grazie alla loro capacità di eccellere nei commerci o nelle nuove forme di economia. Queste nuove generazioni di borghesi tendevano a riprodurre, nelle loro città e nelle loro residenze, per mwqgspirito emulativo, il tono e lo mwqwstile di vita della aristocrazie signorili delle mwrasocietà curtensi.
Il fenomeno dell'ostentazione dello mwrgstatus attraversa tutto il mwrwRinascimento, quando le nuove famiglie facoltose, come i mwsaMedici (le cui fortune borghesi originavano nella mercatura e nel cambiocite-ref-4[4]), o come i mwtqChigi (in origine banchieri), si servirono dell'mwtgarte come strumento privato di ostentazione del potere acquisito. Le casate dei nuovi ricchi rinascimentali, con il loro desiderio di lusso e la ricerca dello splendore nelle loro dimore signorili, ebbero un ruolo fondamentale come committenti di quegli artisti e artigiani che diedero vita alla fioritura dell'mwtwUmanesimo e del Rinascimentocite-ref-5[5].
Teoria della classe agiata di Thorstein Veblen
Una notevole attenzione sociologica al fenomeno si sviluppò in tutto il mwwaNovecento. All'estremo declinare dell'mwwqOttocento (1899) risale, infatti, la pubblicazione di mwwgLa teoria della classe agiata, notissimo saggio del mwwwsociologo ed mwxaeconomista americano mwxqThorstein Veblen (1857-1929), tradotto in italiano solo cinquant'anni più tardi (1949).
Veblen sviluppò il nuovo paradigma di "vistosità dei consumi" per sostenere che la mwxwproprietà privata non risponde solo a necessità di sussistenza, ma assolve anche a una funzione di ostentazione sociale: la proprietà di mwyabeni, secondo Veblen, va interpretata come un segno di distinzione e di prestigio sociale che si aggiunge alle qualità personali. Per questo l'accumulazione di beni e mwyqricchezza non è un fatto che si realizza ed esaurisce nella sfera privata e intima ma produce un fenomeno di ostentazione in società dei beni costosi e oggetto di desiderio, i cosiddetti mwygbeni Veblen; la funzione ostentativa influenza anche le scelte estetiche e porta alla formazione di un gusto peculiare, in cui il valore estetico di un oggetto è legato strettamente al suo costo economico. L'interesse e il desiderio di acquisto si rivolge quindi ai cosiddetti beni Veblen e risulta tanto accresciuto quanto più costoso è il bene: si tratta di beni, come profumi e vini pregiati, il cui stesso prezzo li segnala come di categoria superiore; un'eventuale discesa del loro prezzo, all'inverso, ne diminuisce la desiderabilità e l'interesse all'acquisto da parte dei "nuovi ricchi", dal momento che il minor valore economico comporta la perdita della percezione di esclusività del bene.
Secondo Veblen, questa deriva consumistica, che porta a desiderare in misura più intensa i beni più costosi, è tipica, in particolare, di quelle classi di mwzacapitalisti che vivono di speculazione, senza produrre beni e lucrando sul lavoro di altri. Veblen contrappone a queste figure la classe degli mwzqindustriali, dei tecnici, degli mwzgingegneri, tutti coloro che producono beni effettivi che fanno evolvere la società. Il sociologo statunitense ritiene che questi ultimi finiranno con il prevalere, e che la classe agiata improduttiva, con il suo istinto di rapina, sia destinata a scomparire.
Note
cite-note-11. ↑ mwbqparvenu e mwbgparvenu, dal mwbwmwcaVocabolario Treccani - Sinonimi e Contrari, on line sul sito dell'mwcqistituto dell'Enciclopedia italiana
cite-note-33. ↑ "Filippide si lagnava delle ricchezze dei liberti paragonate alla povertà dei liberi ingenui e mwfaPlatone stesso nella mwfqmwfgRepubblica combatte quei servi che si congiungono in matrimonio appena manomessi colla figlia del loro padrone per far dimenticare il loro passato. E in Luciano Megapente si duole della sconoscenza del servo Mida, che egli aveva manomesso prima di morire. mwfwLuciano stesso poi nei mwgamwgqDialoghi dei morti parla di un Polistrato, leggiadro garzone frigio, già annoverato fra i patrizi e che si ritiene più nobile di Codro": mwggAristide Calderini, mwgwLA MANOMISSIONE E LA CONDIZIONE DEI LIBERTI IN GRECIA, Ulrico Hoepli EDITORE, MILANO, 1908 (cap. IV: mwhaSaggio di psicologia dei liberti, p. 369 e seguenti).
cite-note-44. ↑ mwia«Medici», mwiqDizionario di Storia (2010), mwigIstituto dell'Enciclopedia italiana Treccani
cite-note-55. ↑ Hermann Kellenbenz, mwjwI Borromeo e le casate mercantili milanesi, in AA.VV., mwkaSan Carlo e il suo tempo. Atti del Convegno Internazionale nel IV centenario della morte (Milano, 21-26 maggio 1984), Volume 1, mwkqEdizioni di Storia e Letteratura, 1986 (p. 835)
Bibliografia
• mwlqThorstein Veblen, mwlgLa teoria della classe agiata, mwlwEinaudi editore, 1949
• mwmqMarino Livolsi, mwmgChi siamo. La difficile identità degli italiani, mwmwFrancoAngeli, 2011
Voci correlate
• mwnwStratificazione sociale
• mwoqGruppo sociale
• mwowClasse sociale
• mwpqStatus symbol
• mwpwYuppie
• mwqqArrivismo
• mwqwBling-bling
• mwrqGenerone
• mwrwMercanti di campagna
• mwsqPalazzinaro
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